Un po’ di storia

 Il tema della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi ha seguito un lungo processo e ormai da parecchi anni è al centro del dibattito internazionale. Dopo la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani di Teheran (1968) che stabiliva il diritto dei genitori a decidere in tema di pianificazione familiare, altre Conferenze ONU  (Prima Conferenza mondiale sulle donne, Città del Messico;  Conferenza dell’ONU sui diritti umani, Vienna 1993; Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo del 1994, Quarta Conferenza mondiale sulle donne, Pechino1995, per citare le principali) hanno affrontato l’argomento e approvato risoluzioni e piani d’azione.  Il tema è stato poi al centro di alcune sessioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, tra cui il Vertice del Millennio del 2000 in cui l’Assemblea ha stabilito gli Obiettivi di sviluppo del Millennio. Nel 2015, la salute sessuale e riproduttiva è stata di nuovo inserita nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, con nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Cosa sono la salute e i diritti sessuali e riproduttivi

Il Programma d’azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo del Cairo (ICPD) definisce la salute riproduttivauno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale – e non semplicemente un’assenza di malattie o di infermità – per tutto ciò che riguarda l’apparato riproduttivo.  La salute riproduttiva implica quindi che le persone abbiano una vita sessuale soddisfacente e sicura, la possibilità di procreare e la libertà di decidere se, quando e quanto spesso farlo. Essa comprende anche la salute sessuale, il cui scopo è l’aumento della qualità della vita e dei rapporti interpersonali…” (par 7.2 – 7.3).  La definizione di diritti riproduttivi ha avuto un percorso piuttosto difficile, ma le varie definizioni che ne sono state date si basano tutte sul diritto delle donne ad avere il controllo sul proprio corpo. La Piattaforma d’azione della Conferenza di Pechino afferma per la prima volta che i diritti riproduttivi sono intrinsecamente connessi ai diritti umani fondamentali (il diritto alla vita e alla sopravvivenza, alla libertà e alla sicurezza personale, a un trattamento equo, all’istruzione…), specificando che “…comprendono il diritto ad avere il controllo e decidere liberamente e responsabilmente sulla propria sessualità, compresa la salute sessuale e riproduttiva, libere da coercizione, discriminazione e violenza” (par. 96). Gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDGs) non menzionano esplicitamente la salute riproduttiva, ma singoli aspetti sono stati distribuiti tra gli obiettivi 3, 4, 5 e 6. Nel 2015, negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 3 (Salute e benessere) e 5 (Uguaglianza di genere), l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite riconosce esplicitamente la salute sessuale e i diritti riproduttivi come essenziali per la salute, lo sviluppo e l’empowerment delle donne. Recentemente, la Guttmacher–Lancet Commission on Reproductive Health ha ampliato la definizione di salute e diritti sessuali e riproduttivi fino a comprendere anche la libertà dalla violenza di genere (Starrs and others, 2018).

 

A che punto siamo e cosa resta da fare

Negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti positivi, alcuni Stati hanno introdotto i diritti alla salute sessuale e riproduttiva nelle propria legislazione e c’è una maggiore consapevolezza. Tuttavia, il loro esercizio non è ancora assicurato soprattutto per il peso che rivestono in materia fattori politici, economici e religiosi. Ancora oggi, alcuni Stati hanno limitato la possibilità del godimento della salute sessuale e riproduttiva rendendo molto difficoltoso l’accesso ai servizi dedicati e alle informazioni.  Nel 2020, la pandemia Covid 19 ha ulteriormente aggravato la situazione. Secondo dati UNFPA (il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) quasi 12 milioni di donne in 115 paesi hanno perso l’accesso ai servizi di pianificazione familiare, con 1,4 milioni di gravidanze indesiderate. Se si vuole che i programmi condotti da Stati e organizzazioni siano efficaci, occorre raggiungere una comprensione approfondita della connessione tra le componenti che ostacolano l’empowerment delle donne in tutto il mondo come l’impossibilità di accedere a servizi sanitari adeguati, di realizzare i propri diritti fondamentali e di avere una indipendenza economica.

Cosa fa UNFPA

VERSO I TRE ZERI ENTRO IL 2030. Nel 2018 UNFPA, ha messo ha chiesto che entro il 2030 si raggiungano:

  1. zero necessità insoddisfatte di pianificazione familiare 
  2. zero morti materne prevenibili
  3. zero casi di violenza di genere, comprese le pratiche dannose come i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili.

L’attività di UNFPA si basa sulla premessa che tutti gli esseri umani devono avere pari diritti e protezione per garantire che tutte le persone, in particolare donne e ragazze, siano in grado di accedere a servizi di salute sessuale e riproduttiva di alta qualità (inclusa la pianificazione familiare volontaria, servizi di assistenza pre e post natale, assistenza al parto, prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale) e possano fare scelte sessuali e riproduttive informate, volontarie e libere da violenza.

 Cosa fa AIDOS

Il tema dei diritti e della salute sessuale e riproduttiva è stato sempre al centro delle attività di AIDOS. A partire dall’esperienza italiana dei consultori familiari, sul cui modello (rielaborato di volta in volta) AIDOS crea Centri per la salute sessuale e riproduttiva delle donne lungo l’intero ciclo di vita. I Centri (Burkina Faso, Giordania, Nepal, Siria, Striscia di Gaza e Venezuela) forniscono: servizi di assistenza ginecologica; servizi di  assistenza psicologica e sociale  con consulenze sulla sessualità, violenza domestica e abuso sessuale; assistenza legale; servizi di informazione, educazione sessuale e trattamento specializzato per adolescenti; coinvolgimento degli uomini in attività di informazione e sensibilizzazione; campagne di informazione e incontri su temi specifici; sistema di riferimento alle strutture ospedaliere del paese; in Africa e in Europa,  attività di informazione e formazione sulla violenza di genere e per il contrasto alle MGF.