Le quasi mille comunità di questa provincia del Senegal hanno abbandonato la pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF)

Sono comunità povere e poverissime i 909 villaggi e quartieri che costituiscono il distretto di Tambacounda, nel Senegal nordorientale, ma hanno scritto un importante pezzo di storia dei diritti delle donne. Il momento è stato solennizzato da un corteo dietro lo striscione “Salute e diritti umani per le nostre figlie”, seguito da un raduno di circa 4.000 persone, durante il quale Awa Traoré ha dichiarato che da ora in avanti la pratica delle mutilazioni genitali femminili e quella dei matrimoni tra bambini non hanno più posto in queste comunità. E’ un progresso incredibile, se si considera che l’incidenza delle MGF nel distretto è stata stimata all’85,6 per cento e l’età media del matrimonio per le ragazze è sui 15 anni. Un successo che deve molto all’impegno di Tostan e al suo programma di empowerment comunitario, basato sull’approccio partecipativo e l’uso di mezzi di comunicazione tradizionali, come le canzoni, le poesie, il teatro e la danza. Nel distretto di Tambacounda, ci sono voluti sei anni perché a Malème Niani, la prima comunità che aveva dichiarato l’abbandono delle MGF nel 2001, si aggiungessero piano piano le altre, fino all’ultimo gruppo di 335 comunità che ha dichiarato il proprio impegno oggi. Nel resto del Senegal, le altre comunità che hanno abbandonato la pratica sono oltre 2.000. L‘esempio del cambiamento possibile e la messa in rete delle comunità tra di loro si sono rivelati strategie vincenti e durature: nelle prime comunità che hanno abbandonato la pratica, l’abbandono rimane totale anche dopo 10 anni.

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