Cosa significa “impegnarsi a ridurre gli aborti”?

I grandi media hanno sbrigativamente raccontato che il presidente USA Obama, nel suo colloquio con Benedetto XVI, si è “impegnato a ridurre gli aborti”. I più accurati, come la BBC, hanno sottolineato come tra i due non ci fosse mai stata una contrapposizione frontale, in quanto l’Osservatore romano aveva già preso le distanze dai vescovi statunitensi che  attaccavano il presidente definendolo “abortista”.
L’analisi più approfondita del tema e delle sue implicazioni si trova al sito dell’organizzazione USA Catholics for Choice (CFC), il cui presidente Jon O’Brien argomenta in un lungo e riflessivo articolo quello che è a suo avviso l’approccio di Obama, e cioè “ridurre la necessità dell’aborto”. CFC appoggia questo approccio, perché “aumenta la libertà di scelta delle donne”, ma non perché sia innovativo: educazione sessuale basata sui fatti, disponibilità di contraccettivi sicuri, assistenza sanitaria, ecc… non sono concetti nuovi. Il punto è, dice O’Brien, che cosa intende Obama con “ridurre la necessità dell’aborto”. Non è certamente la stessa cosa che ridurre il numero degli aborti, anche se alcuni vorrebbero proprio questo, né tanto meno ridurre l’accessibilità a servizi gratuiti e sicuri per l’interruzione volontaria della gravidanza. Questi saranno sempre necessari, anche in presenza della migliore prevenzione possibile: ogni caso è differente e nessuno può stabilire qual è la decisione giusta, tranne la donna stessa. “Appoggeremo tutte le decisioni dell’amministrazione Obama che mirino a ridurre la necessità dell’aborto ampliando le scelte delle donne – conclude O’Brien – purché siano scelte vere e supportate da risorse adeguate.”