Dati e analisi sulla pratica in 29 paesi in Africa e Medio Oriente, aggiornati al 2013

Il nuovo rapporto UNICEF sulle mutilazioni dei genitali femminili (MGF/E), rileva come la pratica sia diminuita in diversi paesi e come altri cambiamenti importanti siano in corso.

La pratica si è dimostrata di notevole persistenza, eppure il crescente numero di segnalazioni di impegni pubblici per porvi fine e l’effettivo abbandono da parte delle comunità di diversi paesi, sono indicazioni chiare della possibilità che il fenomeno appartenga presto al passato.  Avere informazioni tempestive, comparabili ed affidabili sul fenomeno è la chiave per condurre a buon fine gli sforzi volti a promuovere la sua eliminazione.

Il rapporto, elaborato sulla base di 70 indagini rappresentative a livello nazionale nell’arco di vent’anni, costituisce oggi la raccolta più completa di dati e analisi sul tema. E’ inoltre il primo rapporto con nuovi dati relativi alle ragazze sotto i 15 anni, che fornisce approfondimenti sulle dinamiche più recenti che circondano la pratica.

Le ricerche, condotte in 29 paesi, rilevano ad esempio che, rispetto a 30 anni, fa le bambine hanno meno probabilità di essere sottoposte a mutilazioni  e il sostegno alla pratica è in declino. I cambiamenti osservati includono variazioni negli atteggiamenti e nel modo in cui la procedura è effettuata ma avvengono a velocità diverse a seconda dei paesi e delle comunità.

I dati mostrano anche che in alcuni paesi l’incidenza della pratica resta invariata. Evidenziato è il divario tra le opinioni personali dei singoli individui e il comune senso di “obbligo sociale” che perpetua questa pratica e sottolinea l’importanza del dialogo e dell’’istruzione nel favorire i cambiamenti sociali. Dal rapporto emerge che le leggi non bastano, ma che tutti gli attori in campo, governi, ONG e comunità devono  promuovere un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate.

Il nuovo rapporto UNICEF sulle mutilazioni dei genitali femminili (MGF/E), rileva come la pratica sia diminuita in diversi paesi e come altri cambiamenti importanti siano in corso.

La pratica si è dimostrata di notevole persistenza, eppure il crescente numero di segnalazioni di impegni pubblici per porvi fine e l’effettivo abbandono da parte delle comunità di diversi paesi, sono indicazioni chiare della possibilità che il fenomeno appartenga presto al passato.

Avere informazioni tempestive, comparabili ed affidabili sul fenomeno è la chiave per condurre a buon fine gli sforzi volti a promuovere la sua eliminazione.

Il rapporto, elaborato sulla base di 70 indagini rappresentative a livello nazionale nell’arco di vent’anni, costituisce oggi la raccolta più completa di dati e analisi sul tema. E’ inoltre il primo rapporto con nuovi dati relativi alle ragazze sotto i 15 anni, che fornisce approfondimenti sulle dinamiche più recenti che circondano la pratica.

Le ricerche, condotte in 29 paesi, rilevano ad esempio che, rispetto a 30 anni, fa le bambine hanno meno probabilità di essere sottoposte a mutilazioni  e il sostegno alla pratica è in declino. I cambiamenti osservati includono variazioni negli atteggiamenti e nel modo in cui la procedura è effettuata ma avvengono a velocità diverse a seconda dei paesi e delle comunità.

I dati mostrano anche che in alcuni paesi l’incidenza della pratica resta invariata. Evidenziato è il divario tra le opinioni personali dei singoli individui e il comune senso di “obbligo sociale” che perpetua questa pratica e sottolinea l’importanza del dialogo e dell’’istruzione nel favorire i cambiamenti sociali.

Dal rapporto emerge che le leggi non bastano, ma che tutti gli attori in campo, governi, ONG e comunità devono  promuovere un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate.

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Qui la Sintesi del Rapporto