Concorso senza premi per una buona causa… rivolto a fumettisti/e e cartoonist

Con l’adozione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, i paesi delle Nazioni Unite si sono impegnati a garantire l’accesso universale – di tutti gli uomini e le donne che lo desiderano e ne hanno bisogno – ai servizi per la salute riproduttiva, compresa la pianificazione familiare, entro il 2015. Un traguardo ancora lontano, perché le risorse necessarie sono in costante calo dal 2000 a oggi.

AIDOS assieme ad altre 17 organizzazioni europee in 15 paesi hanno perciò dato vita a Countdown 2015 Europe, Campagna per l’accesso universale alla salute riproduttiva, nell’ambito della quale è stata ideata CondoMISSION, una mostra accompagnata da Mezzo mondo appeso a un filo, un racconto a fumetti – disegnato da Sbadituf, nome d’arte di Simona Bassano di Tufillo. Per sensibilizzare attraverso il sorriso e promuovere l’impegno dei governi – nell’ambito delle politiche di cooperazione allo sviluppo – ad assicurare forniture regolari e adeguate di prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva, a cominciare dai condom, vero strumento “salvavita” di fronte alla rampante diffusione dell’HIV, in Africa Sub-Sahariana in particolare.

Con “Dirlo con un disegno, dirlo con un fumetto”,  AIDOS invita fumettisti/e e cartoonist a ideare una tavola, una striscia, un bozzetto, un’immagine e una battuta per la campagna Countdown 2015 Europe.

Le tavole selezionate saranno esposte accanto a CondoMISSION nelle prossime edizioni della mostra, la prima delle quali sarà a Vasto il prossimo 26 settembre, quindi affrettatevi!

I lavori, in formato digitale tif, jpg e pdf e con una definizione di 300 DPI, di dimensioni non superiori a un foglio di formato A3, potranno essere inviati all’AIDOS,  e-mail aidos@aidos.it.

Tutti i lavori pervenuti restano di proprietà intellettuale dei loro autori e autrici, che ne concedono l’utilizzo ad AIDOS ai fini della promozione della Campagna, sia attraverso il web che attraverso il lavoro di ufficio stampa dell’associazione.

Qui di seguito una breve analisi del problema, per trovare ispirazione!

Il problema
Sono 215 milioni le donne nel mondo che non hanno accesso alla contraccezione, in stragrande maggioranza povere. Spesso devono percorrere lunghe distanze per raggiungere un presidio sanitario, solo per sentirsi rispondere che i contraccettivi sono esauriti. Quando vengono mandate via a mani vuote non sono in grado di prevenire gravidanze indesiderate. Senza i condom non possono nemmeno proteggersi dall’HIV o da altre infezioni a trasmissione sessuale.

Nei paesi in via di sviluppo 1 donna su 75 rischia di morire per cause legate alla gravidanza e al parto, compresi gli aborti a rischio. Nell’Africa Sub-Sahariana questo rischio si presenta per una donna su 22.

Attualmente la popolazione mondiale ha superato i 7 miliardi: il numero delle donne in età riproduttiva (15-49 anni) è cresciuto del 25 per cento tra il 1997 e il 2005 e si stima che aumenterà di un altro 10 per cento entro il 2015. Nel corso degli ultimi 40 anni il tasso di fecondità a livello globale è sceso da 6 a 2,6 figli per donna, proprio grazie al ricorso alla pianificazione familiare. Oltre la metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo è costituita da giovani al di sotto dei 24 anni, che nei prossimi anni cominceranno a formarsi una famiglia.

Il fabbisogno di contraccettivi moderni continuerà dunque a crescere, come quello di assistenza materna. La necessità di proteggersi dall’HIV spinge inoltre in alto la domanda di condom, soprattutto laddove l’epidemia di AIDS ha colpito con maggiore forza, come nell’Africa Sub-Sahariana.

L’impegno disatteso
Nel 2000 le Nazioni Unite hanno adottato gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, il più importante piano coordinato di lotta alla povertà. L’Obiettivo 5 impegna tutti i paesi dell’ONU ad assicurare l’accesso universale ai servizi per la salute riproduttiva, compresa la pianificazione familiare, entro il 2015, al fine di ridurre la mortalità materna di 3 quarti entro il 2015. Garantire forniture continue e adeguate di prodotti di consumo per la salute riproduttiva è una misura essenziale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

Ciononostante, i finanziamenti per la pianificazione familiare sono scesi del 39 per cento dal 2000 ad oggi. Secondo l’UNFPA, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ogni volta che i finanziamenti per i contraccettivi calano di 1 milione di dollari si hanno 360 mila gravidanze indesiderate, 150 mila aborti e 11 mila decessi infantili in più.

Bisogni e benefici
Viceversa, se si fornissero i contraccettivi ai 215 milioni di donne che desiderano usarli ma non vi hanno accesso, si potrebbero evitare circa 4 milioni di gravidanze indesiderate, 90 mila decessi per cause legate alla gravidanza, compresi gli aborti a rischio, e 670 mila morti neonatali. Per questo però occorrono 3,6 miliardi di dollari ogni anno, che sommati ai 3,1 miliardi di dollari attualmente investiti in pianificazione familiare portano il fabbisogno globale a 6,7 miliardi di dollari l’anno.

Questi fondi sono in parte necessari anche a migliorare il sistema di acquisto, stoccaggio e distribuzione dei prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva: occorre informatizzare il sistema di ordinazioni e consegne, aumentare i presidi territoriali che distribuiscono i contraccettivi e dotarli di personale qualificato, sensibilizzare la popolazione al loro corretto uso.

Occorre inoltre aumentare il coordinamento tra paesi donatori – come l’Italia – che forniscono le risorse finanziarie da cui dipendono largamente i sistemi sanitari del Sud del mondo, le organizzazioni internazionali – come l’UNFPA e l’OMS, Organizzazione mondiale della sanità – che si occupano anche dell’approvvigionamento dei contraccettivi, e le istituzioni locali nei paesi in via di sviluppo, cui spetta il compito di distribuirli alla popolazione.
Occorre soprattutto far comprendere a chi decide quantità e destinazione dell’aiuto allo sviluppo – ministri e funzionari pubblici in primis – che l’accesso alla pianificazione familiare è un diritto umano, oltre che una priorità per garantire uno sviluppo sostenibile nel Sud del mondo. Davvero, al di là delle parole.

 Il concorso si è concluso.