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La Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne  – CEDAW, adottata il 18 dicembre 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite,  ha rappresentato una svolta storica nel percorso dei diritti umani delle donne.  Introduce,  per la prima volta all’interno di un trattato internazionale, una definizione di discriminazione comprensiva  di qualsiasi trattamento o condizione che  impedisca alle donne il godimento dei loro diritti su base paritaria rispetto agli uomini.  La “discriminazione nei confronti della donna” , vi si legge, concerne infatti  “ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l’uomo e la donna”.  La Convenzione,  l’unico trattato sui diritti umani che afferma i diritti delle donne in materia di procreazione,  non  si limita ad affermare il diritto delle donne a essere libere da  discriminazioni, ma introduce,  per  gli Stati, l’obbligo di adottare misure positive per la realizzazione  dell’uguaglianza di genere nella vita politica, economica, sociale e culturale.

La ratifica universale del trattato è ancora da raggiungere

Ad oggi sono 189 gli Stati che hanno ratificato la Convenzione, quasi tutti gli Stati  della comunità internazionale,  anche se le  riserve presentate formalmente  sono numerose e alcune limitano gli obblighi contratti con la ratifica.  Due Stati hanno firmato la Convenzione ma non l’hanno ratificata  (Stati Uniti compresi) mentre  altri non si sono ancora pronunciati  nei confronti del trattato. (Qui la mappa con lo stato delle ratifiche).

A che punto siamo oggi? E perché ricordare la CEDAW?

La Convenzione rappresenta  ancora oggi  un importante  strumento a favore dei diritti delle donne, anche se il testo del documento  è rimasto per alcuni versi  inattuato. Ogni quattro anni,  i singoli Stati presentano un rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione al Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna che formula poi suggerimenti e raccomandazioni generali. L’esame dei rapporti  assicura il monitoraggio delle disposizioni della Convenzione all’interno degli ordinamenti statali.  Anche altre organizzazioni o ONG possono presentare i  “rapporti ombra” al Comitato con informazioni utili ad un  quadro più obiettivo della situazione di un particolare Stato. In Italia,  la piattaforma di organizzazioni  “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”  redige periodicamente un rapporto, con dati statistici, per sottolineare le inadempienze  nella promozione dei diritti delle donne e indicare le aree in cui è necessario un  impegno maggiore delle istituzioni. L’ultimo rapporto,  presentato nel  2017,  sottolinea come anche nel nostro paese le donne siano ancora oggetto di gravi discriminazioni ed “esiste un serio deficit culturale, e de facto, una non piena realizzazione e pratica del principio di uguaglianza tra uomini e donne”.
Il diritto delle donne a godere di un trattamento equivalente  rispetto agli uomini non è ancora universalmente riconosciuto e anche le misure adottate dagli Stati per combattere la discriminazione non hanno trovato sempre  attuazione pratica. Anche  in quei  Paesi  che hanno ratificato la Convenzione, le discriminazioni di genere possono costituire ancora un problema serio. La battaglia per l’uguaglianza non è ancora finita.