Sono trascorsi trent’anni dall’ultima Conferenza mondiale delle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, quando decine di migliaia di donne riuscirono a dare concretezza al fatto che i diritti delle donne sono diritti umani. Da allora il processo di revisione e attuazione della Piattaforma sono responsabilità della Commission on the Status of Women (CSW), l’organo principale delle Nazioni Unite dedicato alla promozione dell’uguaglianza di genere. Quest’ultima, istituita nel 1946, monitora la condizione di vita delle donne a livello globale, stabilendo standard internazionali e promuovendo politiche per eliminare le disuguaglianze di genere. La Dichiarazione e Piattaforma d’Azione di Pechino del 1995 è ancora oggi documento di riferimento in materia di diritti delle donne; adottato all’unanimità da 189 Paesi, questo testo ha segnato una svolta storica, affermando che la piena partecipazione delle donne ai processi decisionali è fondamentale per l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace. Ogni anno, la CSW (organizzata da UN Women) si riunisce a New York ospitando rappresentanti degli Stati membri, organizzazioni della società civile e agenzie ONU per valutare i progressi e proporre soluzioni concrete alle persistenti disuguaglianze di genere.
La CSW ha avuto un ruolo chiave nella lotta alla violenza di genere, nella promozione dell’accesso all’istruzione per le donne e nella tutela dei loro diritti economici e politici, oltre a modellare l’agenda globale in termini di standard internazionali sull’uguaglianza di genere, adattandosi alle sfide emergenti e garantendo che i diritti delle donne restino una priorità per la comunità internazionale. Inoltre, ogni anno definisce priorità e strategie per accelerare il progresso verso l’uguaglianza, valutando periodicamente le politiche adottate dai Paesi membri. La sua sessantanovesima sessione (CSW69), che si è svolta dal 10 al 21 marzo 2025, ha quindi segnato il trentesimo anniversario dalla storica adozione della Dichiarazione e Piattaforma d’Azione di Pechino, un momento chiave per riflettere sui progressi raggiunti e sulle sfide ancora aperte.
Come è arrivata l’Italia alla CSW?
A fine 2024, il nostro paese ha prodotto un rapporto per illustrare i progressi fatti a livello nazionale nell’implementazione della Dichiarazione e Piattaforma d’Azione di Pechino nel quinquennio 2020-2024. Nonostante le politiche di genere messe in atto in questi trenta anni, l’Italia si classifica al 13° posto tra i paesi dell’UE con un punteggio di 68,2 punti, due punti sotto la media, anche se registra un progresso rispetto al periodo di riferimento precedente (dati del 2020), guadagnando una posizione e migliorando il suo punteggio di 3,2 punti. Il rapporto in questione mette in luce i progressi fatti per colmare le disuguaglianze di genere, ma non analizza in modo approfondito l’intersezione tra genere e altre forme di discriminazione, come la razzializzazione, la disabilità, l’identità di genere e l’orientamento sessuale, lo status socioeconomico o migratorio, etc.
Ad esempio, le politiche migratorie italiane continuano a ignorare le vulnerabilità specifiche delle donne migranti e richiedenti asilo, che sappiamo essere soggette a un rischio elevato di violenza di genere, sfruttamento lavorativo e discriminazione.
La CSW69 e la Dichiarazione politica
La Commissione quest’anno non aveva come scopo finale l’assunzione delle consuete Conclusioni Concordate, ma una Dichiarazione Politica prevista in occasione della revisione quinquennale della Piattaforma d’azione di Pechino. Le negoziazioni sono state intense e gli Stati Membri delle Nazioni Unite hanno adottato la Dichiarazione Politica il 10 marzo 2025, riaffermando il loro impegno al raggiungimento dell’uguaglianza di genere e all’empowerment di donne e ragazze in tutto il mondo. Sebbene il documento sia stato accolto con favore dalla società civile femminista internazionale perché ribadisce impegni e principi fondamentali, sono anche state segnalate assenze gravi in una dichiarazione politica molto generica per un anniversario così importante, sostanzialmente una opportunità mancata di rilancio. La Dichiarazione politica non fa infatti riferimento esplicito alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, una omissione che segnala una preoccupante regressione negli impegni per l’uguaglianza di genere, riflettendo la più ampia opposizione globale all’autonomia corporea. L’assenza di questo riferimento rappresenta una pericolosa mancanza di responsabilità nel proteggere e sostenere tutti i diritti umani di donne, ragazze e altre soggettività che sono strettamente interconnessi.
Tutto ciò è avvenuto in un contesto di crescente opposizione da parte di governi e movimenti conservatori e anti-diritti che minacciano attivamente di compromettere i progressi fatti. Al tempo stesso è stato accolto con favore l’impegno degli Stati membri a riaffermare il mandato della CSW e a esplorare attivamente approcci innovativi volti a rivitalizzarne e rafforzarne il ruolo. Dato l’attuale clima globale, caratterizzato anche dalla riduzione dello spazio democratico, rafforzare la capacità della CSW di sostenere, monitorare e promuovere efficacemente gli impegni per l’uguaglianza di genere è oggi più urgente e fondamentale che mai.
Tuttavia, l’avanzamento dell’uguaglianza di genere non è solo essenziale, non è negoziabile. Il cammino per raggiungere una piena giustizia di genere è ancora lungo e, nonostante gli elementi positivi contenuti nella Dichiarazione politica di quest’anno, le significative lacune e omissioni rischiano di mettere in pericolo la vita concreta e quotidiana di tutte e tutti. A 30 anni dalla storica tappa di Pechino ci troviamo a non poter celebrare quanto a riaffermare il nostro lavoro e il nostro impegno per i diritti di ogni persona e per la libertà da ogni forma di violenza, coercizione, disuguaglianza e ingiustizia.
Qui la Dichiarazione politica