Un rapporto dell’UNICEF racconta come le vittime sono trattate da colpevoli

 

I bambini vittime del traffico e dello sfruttamento sessuale nell’Asia sudorientale sono spesso puniti dalle leggi dei loro paesi: è la conclusione cui giunge il rapporto dell’UNICEF South Asia in Action: Preventing and responding to child trafficking, che lancia un appello a cambiamenti legislativi non più rinviabili. Secondo il rapporto, lanciato oggi a Kathmandu, il traffico non riguarda solo lo sfruttamento sessuale, ma anche quello lavorativo, e avviene tra i paesi della regione del Sud-Est asiatico e tra questi e altre regioni: Estremo Oriente, Europa e paesi del Golfo. Molti dei paesi interessati hanno messo a punto piani di azione nazionale, ma trascurando il quadro legislativo, sia per la prevenzione che per l’assistenza alle vittime. Solo due paesi dell’area, India e Sri Lanka hanno firmato il Protocollo di Palermo e nessuno lo ha ancora ratificato. L’opportunità per affrontare efficacemente questo problema è la consultazione preparatoria dell’Asia sudorientale, in vista del terzo Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, che si terrà a Rio de Janeiro il prossimo novembre.