Vibratore
Il vibratore: dal tabù alla terapia, per riscoprire corpo, piacere e consapevolezza.
Il dolore pelvico cronico è una condizione molto diffusa ma ancora poco riconosciuta, che colpisce soprattutto le donne (anche se non esclusivamente) e comprende patologie come endometriosi, vulvodinia e neuropatia del pudendo. In Italia riguarda milioni di persone, ma viene spesso sottovalutato; ottenere una diagnosi può infatti richiedere anni, durante i quali i sintomi vengono minimizzati o attribuiti a cause psicologiche. Si tratta di un dolore persistente e invalidante che può compromettere la qualità della vita, limitando movimento, attività quotidiane e relazioni personali, coinvolgendo anche la sfera sessuale. Le cure sono spesso difficili da ottenere e costose, anche perché alcune patologie non sono riconosciute dal sistema sanitario pubblico. A ciò si aggiunge un forte tabù culturale, che rende difficile parlarne apertamente, contribuendo a isolamento e incomprensione.
Cosa c’entra in tutto ciò il vibratore?
Alessia, fisioterapista specializzata nel trattamento del dolore pelvico cronico spiega: “Da un punto di vista riabilitativo, la forma e la tipologia di alcuni vibratori li rendono particolarmente utili per un trattamento in profondità volto a rilassare la muscolatura interessata, poiché permettono di raggiungere alcuni punti interni difficilmente accessibili manualmente. Consentendo, quando ben tollerato, anche l’utilizzo della vibrazione con un’intensità personalizzabile, poiché il muscolo di ogni persona è “rilassabile” in maniera diversa”. La scelta dell’utilizzo di sex toys nella riabilitazione del pavimento pelvico non è però solamente dettata da considerazioni di tipo anatomico: è uno strumento che consente autonomia ed è “particolarmente utile per tutte le pazienti che desiderano prendersi in carico da sole, senza l’ausilio di partner e aumenta al tempo stesso la consapevolezza sul proprio corpo, velocizzando il processo riabilitativo”. Ma si tratta anche di una scelta ben precisa di approccio terapeutico, perché “solitamente si suggeriscono strumenti e dispositivi di tipo medico, che spesso fanno sentire la persona “malata”, precludendo quindi la possibilità di sperimentare autonomia, soprattutto per quanto riguarda le persone giovani” spiega Alessia. “Uno strumento diverso presuppone un approccio diverso ein questo caso è rivolto al benessere delle pazienti, è anche accogliente e ludico, poiché sono oggetti utilizzabili a scopo ricreativo nella vita di tutti i giorni e non solo nel processo riabilitativo”.