Screening oncologici per persone trans
Se la prevenzione esclude, la salute diventa un diritto negato: come (non) funzionano gli screening oncologici per le persone trans
Per molte persone trans, parlare di screening oncologici significa parlare di accesso reale alla salute, non solo di prevenzione. Lo confermano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità: nello “Studio sullo stato di salute della popolazione transgender adulta in Italia”, la percentuale di chi decide di fare un Pap test, tra le persone transgender assegnate femmina alla nascita (tra i 25 e i 64 anni), risulta pari al 34%, contro il 78% della popolazione generale. Un divario che non racconta una minore attenzione alla propria salute, ma l’esistenza di barriere concrete.
Ancora oggi, molti percorsi di screening si fondano su categorie amministrative binarie – uomo/donna, sesso anagrafico, codice fiscale – che possono tradursi in esclusioni concrete e significative. Una persona transmasc con cervice e utero può non ricevere l’invito per il Pap test o l’HPV test se i sistemi informatici la registrano come uomo. Una donna trans può non trovare indicazioni chiare rispetto alla prevenzione più adatta al proprio percorso corporeo, ormonale e clinico. Le persone non binarie, spesso, non vengono nominate affatto.
Il problema non è solo tecnico. È anche relazionale. Molte persone trans evitano visite ginecologiche, senologiche, urologiche o proctologiche per paura di essere misgenderizzate, giudicate, esposte a domande invasive o trattate come “eccezioni”. La salute sessuale e riproduttiva delle persone trans viene ancora troppo spesso pensata solo in relazione alla transizione.
Ma i corpi non sono riducibili ai percorsi di affermazione di genere. C’è bisogno di prevenzione, ascolto, informazioni corrette e personale sanitario formato. Garantire screening oncologici accessibili significa costruire percorsi basati sugli organi presenti e sui bisogni individuali, non soltanto sul genere registrato nei documenti: la prevenzione salva vite solo se arriva davvero a tutte le persone.
A cura di Libellula APS, un’associazione di promozione sociale che si occupa di tutela e advocacy di persone transgender e non binarie, italiane e straniere, supportandole nei loro percorsi di affermazione, contrastando la violenza di genere e la tratta di esseri umani.