Dental Dam
Cosa si usa dal dentista ma anche in camera da letto?
Il dental dam è un sottile foglio in lattice o poliuretano (circa 25×15 cm) da applicare sulla vulva o sull’ano per ridurre il rischio di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili durante i rapporti oro-genitali (cunnilingus, fellatio, anilingus). Infezioni come HIV, HPV, clamidia, herpes e gonorrea, infatti, possono trasmettersi anche attraverso il contatto orale. Il suo nome deriva dall’ambito odontoiatrico: fu inventato nel 1864 da Sanford Barnum per isolare il campo operatorio durante gli interventi dentistici.
L’uso del dental dam in ambito sessuale si sviluppa soprattutto negli anni ’80, in relazione alla diffusione dell’HIV/AIDS. In un contesto in cui la prevenzione era fortemente centrata sul preservativo e quindi su rapporti penetrativi, le donne e le persone queer, in particolare lesbiche e bisessuali, hanno dovuto cercare autonomamente strumenti di protezione adeguati ai propri bisogni. Questa marginalizzazione riflette una più ampia cultura sessuale patriarcale e fallocentrica, che tende a considerare centrali solo le pratiche legate alla penetrazione e a trascurare altre forme di sessualità.
Nonostante la sua utilità, il dental dam rimane poco diffuso. Tra le principali criticità emergono la scarsa reperibilità – non sempre è disponibile in farmacia o tramite i canali più accessibili – e il costo più elevato rispetto ad altri strumenti di prevenzione. A ciò si aggiungono percezioni di scomodità e minore sensibilità durante l’atto. Questi fattori, insieme a una limitata informazione, contribuiscono al suo scarso utilizzo. Resta però uno strumento prezioso per una prevenzione consapevole, soprattutto se inserito in una più ampia educazione alla sessualità e all’affettività che tenga conto della pluralità delle pratiche e dei corpi.